La παρρησία: parlare di Dio, parlare con Dio nelle opere di Gregorio di Nissa

Ch. Curzel (Istituto Superiore di Scienze Religiose, Trento)

Mercredi 5 septembre, 10h45-11h15

La προσευχή, cioè l’avvicinarsi a Dio attraverso la preghiera, può avvenire soltanto in uno stato di παρρησία. La παρρησία era un dono prelapsario: nell’Eden l’uomo poteva parlare con Dio liberamente e conoscerlo, avere la libertà di agire (ἐλευθερία) e di parlare (παρρησία), unita alla visione di Dio faccia a faccia. Con il peccato questi doni sono andati perduti; la condizione diastematica non può essere valicata e Dio rimane inconoscibile, invisibile, ineffabile. Gesù Cristo con l’incarnazione ha attuato dall’alto una “intrusione metadiastematica”, riaprendo la strada che da Dio va verso l’uomo; questo non solo dà al tempo e allo spazio una dignità nuova, ma dà anche al linguaggio una possibilità nuova perché, entro i limiti che gli sono propri, possa essere usato per parlare di Dio e parlare con Dio.

Il primo (il “parlare di Dio”) si realizza attraverso l’ἐπίνοια, la capacità razionale di pensare che è dono divino e forza euristica che consente all’uomo di camminare nella scoperta dei nomi di Dio e delle caratteristiche della sua natura. Il secondo (il “parlare con Dio”) si attua attraverso la preghiera, che presuppone la παρρησία. L’attività razionale si muove attraverso pensieri concatenati l’uno all’altro: l’uomo è “condotto per mano” dai concetti “all’intelligenza della gloria indicibile”; la preghiera è invece paragonata alle ali che sono in grado di “attraversare” l’intervallo e di “cogliere” ciò che è per sua natura inafferrabile, come ci ricorda Or. Dom. 2.  Entrambe sono legate alla vita morale, perché chiedono di essere sostenute da una pratica virtuosa che rende possibile il cammino verso Dio e nello stesso tempo ne è la conseguenza.

L’uomo è ontologicamente simbolico e “linguistico” e per questo può entrare in relazione con se stesso, con gli altri e con Dio. Se «conoscere Dio è non smettere mai di desiderarlo» (Vit. Moys. 2,239), ciò ha una conseguenza espressiva importante: il desiderio deve avere un canale simbolico di espressione, ed esso è la preghiera, possibile solo nella libertà ridonata.

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