Merci

Nous remercions tous les intervenants et tous les participants du 14e colloque international Grégoire de Nysse : vous avez permis que ces quatre journées soient non seulement un réel temps d’échange scientifique, mais aussi un très agréable moment de rencontre.

Comme nous l’avons annoncé à la fin du colloque, les actes seront proposés pour publication à la collection Supplements to Vigilliae christianae des éditions Brill, qui ont exprimé leur intérêt. Les normes et la taille des articles vous seront transmises dès que possible. Date limite d’envoi des articles : fin avril 2019.

Le prochain colloque Grégoire de Nysse (le 15e) sera organisé en 2022 à Exeter par notre collègue Morwenna Ludlow ; il aura pour thème le De anima et ressurectione.

Matthieu Cassin
Hélène Grelier-Deneux
Françoise Vinel

Ouverture du 14e colloque international Grégoire de Nysse

Aujourd’hui commence au Collège des Bernardins le 14e colloque international Grégoire de Nysse, organisé par Matthieu Cassin, Hélène Grelier-Deneux et Françoise Vinel. Il porte sur les Homélies sur le Notre Père et leur réception byzantine.

Vous trouverez ici le programme complet, et des liens vers les résumés de nombreuses communications.

Nous nous réjouissons d’accueillir des collègues venus d’Amérique du Nord et du Sud, du Japon mais aussi des quatre coins de l’Europe, pour ces quatre jours de travail en commun et de débats.

Il y aura sûrement des traces de nos travaux sur Twitter, à suivre avec le mot-dièse (hashtag) #Nyssa2018.

I. Vigorelli, Preghiera e comunione con Dio da Clemente di Alessandria al De oratione dominica di Gregorio di Nissa

Ilaria Vigorelli (Università Pontificia della Santa Croce, Roma)

Mercredi 5 septembre, 13h30-14h

“Dalla preghiera infatti nasce la comunione con Dio” (De oratione dominica, Omelia 1: Ἐκ γὰρ τοῦ προςεύχεσθαι περιγίνεται τὸ μετὰ θεοῦ εἶναι·)

Che cosa significa amare Dio? Come la preghiera configura l’uomo a Dio? A partire da una lettura della prima e della quinta omelia del De oratione dominica e nella luce del confronto con la dottrina sulla preghiera presente nel Paedagogus e negli Stromateis di Clemente di Alessandria, si cercherà di mettere in evidenza come Gregorio di Nissa delinei l’ontologia della somiglianza con Dio procurata dalla preghiera. Si proverà quindi a riflettere sulle differenze poste rispetto all’uso della tradizione platonica della ὁμοίωσις θεῷ, verificando, in un dialogo ideale con Dillon-Timotin (2016), se questi elementi di novità siano stati recepiti da dottrine pagane sulla preghiera.

Dalla discussione con Eunomio sui nomi divini (Padre, Figlio e Spirito Santo), comune a Basilio e Gregorio, la riflessione trinitaria ha, infatti, portato quest’ultimo alla scoperta che la relatività del valore d’uso di un nome permette di mostrare a livello ontologico come il nome rivelato di «Padre» possa essere latore di un significato immanente e relazionale nell’essenza divina, oltre a dire una proprietà di Dio. Inoltre, chi lo pronuncia può dirlo «libero da ogni rapporto particolare», oppure «appropriandosi della relazione» (Eun I,572-573: GNO I,191,14-192,2). Così, nel commentare il Padre nostro (Mt 6,9), o l’Abbà Padre (Rm 8,15), Gregorio esplicita il passaggio da un nome relativo che indicava un dato di conoscenza su Dio a un nome che mette in relazione ed esprime una relazione, la quale si dà a livello di esistenza non soltanto di conoscenza.

G. Maspero, Homilia 3

G. Maspero (Pontificia Università della Sante Croce, Roma)

Jeudi 6 septembre, 9h-9h45

L’interpretazione del Padre Nostro da parte di Gregorio di Nissa si distacca notevolmente sia da Origene sia dalle mistagogie di ambito nordafricano. Infatti, il contesto battesimale che caratterizza queste è sostituito da un contesto eucaristico. Ciò è evidente nella III omelia. L’interpretazione nissena riprende in chiave tipologica l’entrata nel Sancta Santorum del sommo sacerdote dell’Antico Testamento per presentare la Preghiera del Signore come il nuovo Shemà Israel. Ciò permette al Cappadoce di rileggere il testo evangelico in senso trinitario, attraverso l’identificazione del Nome con il Figlio e del Regno con lo Spirito. Quest’ultimo passaggio è favorito sia da una variante lucana diffusa in ambito siriaco cui la liturgia cappadoce era prossima, sia dalla liturgia ebraica. Infatti, al “Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno” (Shema’ Ysrael, Adonai Eloheinu, Adonai ehad) seguiva la frase “Sia benedetto il santo Nome del Suo Regno per sempre ed in eterno” (Baruch shem kevod malkhuto leolam va’ed), sviluppo liturgico di Sal 72,19. Così Cristo e l’Eucaristia sono presentati da Gregorio dalla prospettiva del vero Sommo Sacerdote che entra con il Suo corpo nel Santuario che ora è la Trinità stessa. Infatti, il Sommo Sacerdote dell’Antico Testamento entrava nel Sancta Sanctorum per proclamare lo Shemà Israel pronunciando il tetragramma sacro (al posto di Adonai) solo una volta all’anno e proprio in quel momento il popolo ne copriva la voce acclamando il Baruch shem, la benedizione del santo Nome del Suo Regno. In tal senso l’intentio teologica di Gregorio è quella di mostrare come la vera unità divina è trinitaria.

Tale prospettiva lascerà traccia nella storia del pensiero teologico, come dimostra la lettura sempre trinitaria della stessa preghiera proposta successivamente da Massimo il Confessore. L’occasione immediata di tale scelta è la necessità di offrire una catechesi efficace per prevenire le tentazioni pneumatomache, in uno Sitz in Leben segnato da profonde discussioni sulla divinità dello Spirito Santo. Ma nello stesso tempo l’esegesi proposta non è un semplice artificio pastorale, ma si colloca al centro della teologia stessa di Gregorio e della sua teologia trinitaria in particolare, come dimostrano i numerosi parallelismi con un trattato fondamentale per la pneumatologia, quale l’Adversus Macedonianos, e alcune opere della maturità, come l’Ad Ablabium e il De professione christiana.

Gregory of Nyssa’s interpretation of the Prayer of the Lord substantially differs from both Origen’s one and the North-African mystagogies. These were characterized by a baptismal context, that becomes Eucharistic in the Cappadocian’s reading, as it is evident in the III Homily. This typologically describes the moment when the High Priest entered the Sancta Sanctorum according to OT in order to present the Prayer of the Lord as the new Shemà Israel. In this way Gregory can reread the words of the Gospel according to a Trinitarian interpretation, through the identification of the Name with the Son and of the Kingdom with the Spirit. This step is facilitated by both a variant in Luke’s text typical of the Syriac tradition, that was close to Cappadocian church, and Jewish liturgy.  In the latter the “Hear, O Israel: the LORD is our God, the LORD is One”  (Shema’ Ysrael, Adonai Eloheinu, Adonai ehad) was followed by the acclamation “Blessed be the name of His glorious kingdom for ever and ever” (Baruch shem kevod malkhuto leolam va’ed), liturgically developed from Psal 72:19. So Christ and the Eucarist are presented from the perspective of the true High Priest who enters with his body in the tabernacle, now identified with the Holy Trinity. According to the OT the High Priest could enter the Sancta Sanctorum and proclaim the Shemà Israel  pronouncing the holy tetragrammaton (instead of Adonai) just once a year. At the same moment the people used to cover his voice praying loudly the Baruch shem, the blessing of the holy Name of God’s Kingdom. So the theological intentio of Gregory seems to be the identification of real unity with the Trinitarian dimension of the Christian God.

This interpretation will influence the history of theology, as the Trinitarian reading of the same prayer by Maximus the Confessor shows. Gregory’s choice could be connected to the necessity to offer an effective catechistic teaching against the pneumatomachian temptations, in a  Sitz in Leben  shaken by strong discussions on the divinity of the Holy Spirit. But Gregory’s exegesis cannot be reduced to a pastoral artifice because it corresponds to the very heart of the Cappadocian’s Trinitarian theology, as can be proved by the many parallelisms with the Adversus Macedonianos, his pneumatological treatise, and with some works composed in the last part of his life, as the Ad Ablabium and the De professione christiana.

C. Bozinis, Ἐλθέτω ἡ βασιλεία σου: The Concept of the Kingdom of God in Gregory of Nyssa’s Homilies on the Lord’s Prayer

C. Bozinis (Aristoteleio Panepistèmio, Thessaloniki)

Jeudi 6 septembre, 14h-14h30

Ιn my paper, I begin by trying to bring to the fore the philosophical presuppositions of Gregory’s interpretation of the phrase Ἐλθέτω ἡ βασιλεία σου from the Lord’s Prayer (Orat. III). Furthermore, taking into account the whole hermeneutical approach of the Lord’s Prayer by Gregory of Nyssa, I draw attention to the social parameters that the Church Father sees in the hope expressed by the prayer “May your Kingdom Come”. It is obvious from what Gregory says throughout his homilies in the De Oratione Dominica that the Kingdom of God reflects, according to his opinion, not only the inner state of the human soul but also –to some extent at least- the restoration of justice and peace throughout the whole spectrum of society. Finally, in the last part of my paper, I focus on Gregory’s interpretation of the parable of the bad servant from Matthew 18, 23-35 (διὰ τοῦτο ὡμοιώθη ἡ βασιλεία τῶν οὐρανῶν άνθρώπω βασιλεῖ etc. [Orat. V]), underlining its similarities with that of John Chrysostom (In Matt., Hom. LXI, PG 58, 2-4).

Programme et affiche du colloque maintenant disponibles

Le programme du 14e colloque international Grégoire de Nysse, « Les Homélies sur le Notre Père et leur réception byzantine » est maintenant disponible, ainsi que l’affiche du colloque, et librement téléchargeable. N’hésitez pas à les diffuser largement. Ils ont été réalisés par Fabien Tessier.

Nous vous rappelons que l’inscription au colloque est gratuite mais obligatoire (date limite 25 août 2018), afin de pouvoir accéder au Collège des Bernardins.

J. Reynard, Convergences et divergences entre interprétation du Psautier et exégèse du Notre Père

Jean Reynard (Institut des Sources chrétiennes, HISOMA, CNRS ; Lyon)

Jeudi 6 septembre, 16h15-16h45

Le Psautier et le Notre Père constituent deux textes bien différents de l’Écriture, même si tous les deux sont des adresses à Dieu et se signalent par leur usage liturgique. Grégoire a consacré un traité au Psautier en l’abordant sous un angle particulier, l’étude de ses titres et de son organisation comme préalable nécessaire au commentaire des unités psalmiques elles-mêmes. La confrontation de cette méthode avec celle qu’il emploie pour traiter une péricope centrale du Nouveau Testament est instructive en ce qu’elle permet de distinguer plusieurs manières d’expliquer un texte, selon qu’il appartient à la Première Alliance ou à la Seconde, prière ancrée dans le judaïsme et expression essentielle de la foi chrétienne.

Les derniers éditeurs ont rapproché les deux textes et souligné des parallèles de structure entre les deux : similitude du plan général, rôle de l’akolouthia, présence d’une forme de progression spirituelle construite dans la lecture du Psautier et celle du Notre Père, dans un cas montée vers la béatitude, dans l’autre ascension vers l’assimilation à Dieu. Le traité Sur les titres des Psaumes, considéré en général comme un écrit précoce dans l’œuvre de Grégoire et, en tout cas, antérieur aux Homélies sur le Notre Père, a-t-il constitué un laboratoire pour l’élaboration d’une méthode d’exégèse, appliquée par la suite à d’autres écrits exégétiques, cette fois néotestamentaires, en particulier aux Homélies sur le Notre Père, plus d’ailleurs qu’à celles sur les Béatitudes ?

G. Bady, L’hymne de la prière de Grégoire de Nysse repris dans la tradition pseudochrysostomienne

G. Bady (Institut des Sources chrétiennes, HISOMA, CNRS ; Lyon)

Mercredi 5 septembre, 15h45-16h15

‘L’hymne de la prière’ qui se lit dans l’homélie I de Grégoire de Nysse sur le Notre Père a connu un certain succès dans la tradition indirecte du texte. En témoignent deux sermons : le sermon pseudoéphrémien de oratione – dans sa recension brève (CPG 3982, éd. Phrantzolas, t. V, p. 133-136) et dans une recension longue inédite – et le sermon pseudochrysostomien inédit de oratione ac de semper precando (CPG 4943). Après avoir fait le point sur divers aspects du corpus, notamment pseudochrysostomien, la communication portera d’abord sur l’examen du passage cité et des questions qu’il peut poser, puis sur l’identification des autres sources citées, avant de tirer quelques conclusions sur la fabrication ou la transmission de ces textes.

Diego De Brasi, La corporeità umana nella IV Omelia sul Padre nostro e nel trattato Sulla condizione dell’uomo

Diego De Brasi (Philipps-Universität Marburg)

Vendredi 7 septembre, 11h45-12h15

L’interesse di Gregorio per la corporeità umana è più che evidente nella Quarta Omelia sul Padre Nostro. Già l’‘aneddoto’ con cui quest’omelia si apre implica un parallelismo preciso tra il corpo e l’anima che permette di accostare la preghiera e l’arte medica. Questo parallelismo è poi sviluppato anche in chiave onto-antropologica nel corso dell’orazione. Sia l’interesse per la cultura medico-scientifica sia lo sviluppo onto-antropologico del parallelismo tra anima e corpo
trovano riscontro anche in uno scritto precedente dal carattere più prettamente filosofico, il trattato Sulla condizione dell’uomo, risalente quasi sicuramente al 379. In particolare bisogna rilevare che in entrambi gli scritti la cultura scientifico-filosofica è utilizzata in modo precipuo per meglio definire e descrivere la duplicità della natura umana. Soprattutto la rappresentazione dell’uomo come creatura intellettiva dotata di un corpo (cf. πᾶσα ἡ λογικὴ κτίσις εἴς τε τὴν ἀσώματον καὶ τὴν ἐν σώματι φύσιν) che perciò è tratta verso la vita terrena (ἡ δὲ ἑτέρα διὰ τὴν τοῦ σώματος ἡμῶν πρὸς τὸ γεῶδες συγγένειαν, οἷόν τινα ἰλύος ὑποστάϑμην, κατ᾽ ἀνάγκην τὸν περίγειον τοῦτον εἴληχε βίον., vd. GNO VII/2 48,14–50,20) riecheggia, sebbene in forma piuttosto ellittica, le  considerazioni sulla natura umana esposte nei capitoli 16 e 17 del De hominis opificio, dove Gregorio propone un’analisi precisa della ‘doppia creazione’ dell’uomo in Genesi 1:26–27.
Il contributo si prefigge di offrire una lettura comparata dei due testi con particolare riguardo alla rielaborazione della cultura scientifico-filosofica e alla concezione del corpo ivi presentata. In particolare si cercherà di mettere in relazione l’analisi ontologica della natura umana presentata nel De hominis opificio con l’intenzione parzialmente anche parenetica della IV omelia. Si porrà l’accento su come entrambe le opere offrano una visione positiva della corporeità umana: Sebbene essa non partecipi pienamente dell’immagine divina nell’uomo (cf. hom. op. 204,21–32; 208,15–31 Forbes), risulta indispensabile nell’economia divina per costituire l’uomo ontologicamente quale punto di raccordo tra intellegibile e materiale (GNO VII/2 48,29–49,2), ma anche sul piano morale per garantire il libero arbitrio e offrire al singolo la possibilità dell’ascesi. Da questo punto di vista assumono importanza anche le considerazioni finali riguardo alla richiesta “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”, che Gregorio interpreta come un invito a una condotta di vita che si limiti al necessario e riconosca l’effimerità della condizione terrestre.

La antropología de Gregorio de Nisa en el Renacimiento: la traducción latina del De oratione dominica por Atanasio Chalkéopoulos

Francisco Bastitta Harriet (Universidad de Buenos Aires, CONICET)

Mercredi 5 septembre, 16h15-16h45

En medio del renovado entusiasmo de los filósofos y humanistas italianos del siglo XV por la Antigüedad clásica, resurge también el estudio y la traducción de las obras de la patrística griega, que responden a su anhelo por una teología poética y una nueva antropología. En ese contexto, algunos de los textos de Gregorio de Nisa que habían permanecidos ignotos para Occidente durante los siglos medievales reciben sus primeras traducciones latinas, realizadas por representantes destacados de la cultura italiana y bizantina. Arribado a Calabria a principios del Quattrocento, el monje Atanasio Chalkéopoulos, quien llegó a ser obispo de Gerace y estrecho colaborador en la Academia romana de Bessarion, traduce al latín el De oratione dominica del Niseno y lo dedica al papa Pablo II. Presentaremos brevemente el texto y analizaremos el modo en que el traductor bizantino vierte al latín los pasajes antropológicos más interesantes de las homilías del Niseno, que contienen temáticas muy caras a los humanistas italianos: la asimilación a Dios y el ascenso espiritual, la unidad y dignidad propias de la naturaleza humana, la libertad de necesidad y los alcances del libre albedrío, la divinización.